
Pistore G. et al., Cancers (2026)
La valutazione della risposta terapeutica nelle cheratosi attiniche (AK) rappresenta una sfida clinica tuttora aperta. Sebbene molte lesioni appaiano clinicamente risolte dopo trattamenti di campo, la scomparsa delle manifestazioni visibili non sempre corrisponde a una completa guarigione istologica. La persistenza di alterazioni subcliniche può infatti favorire la comparsa di recidive e rendere complessa la reale valutazione dell’efficacia terapeutica.
In questa revisione, gli autori analizzano il ruolo delle principali metodiche di diagnostica non invasiva nel monitoraggio della risposta al trattamento delle AK, integrando dermoscopia, microscopia confocale a riflettanza (RCM), Line-field Confocal Optical Coherence Tomography (LC-OCT), ecografia ad alta frequenza (HFUS) e le più recenti applicazioni della spettroscopia Raman.
La dermoscopia continua a rappresentare lo strumento di prima linea nel follow-up delle lesioni trattate, grazie alla sua semplicità e ampia disponibilità. Tuttavia, le metodiche ad alta risoluzione si sono dimostrate particolarmente utili nell’identificare alterazioni residue non evidenti clinicamente. In particolare, RCM e LC-OCT consentono di valutare in vivo la normalizzazione dell’architettura epidermica e la progressiva riduzione dell’atipia cheratinocitaria, offrendo informazioni che si correlano strettamente con la risposta biologica al trattamento.
Gli autori propongono inoltre criteri standardizzati di risposta per ciascuna metodica e uno schema temporale pratico per il follow-up, evidenziando come un approccio multimodale possa migliorare significativamente l’accuratezza della valutazione rispetto al solo esame clinico.
