
D’Oria F. et al., Dermatology and Therapy (2026)
La gestione clinica del lupus eritematoso discoide (DLE) presenta rilevanti complessità terapeutiche, legate soprattutto all’assenza di terapie con farmaci a bersaglio molecolare formalmente approvate per le forme cutanee isolate e refrattarie ai trattamenti convenzionali (antimalarici e corticosteroidi sistemici). In questo scenario, deucravacitinib, un inibitore orale allosterico selettivo della tirosin-chinasi 2 (TYK2) che modula la via JAK-STAT e il signaling dell’interferone di tipo I, emerge come opzione promettente. Parallelamente, l’imaging microscopico in vivo mediante microscopia confocale a riflettanza (RCM) consente di oggettivare la remissione tissutale e la risoluzione dell’interfaccia infiammatoria senza dover ricorrere a biopsie seriali.
Gli autori descrivono il caso di una donna di 29 anni con diagnosi istologica di DLE refrattario a prednisone e idrossiclorochina, complicatosi con la comparsa di psoriasi a placche moderata-severa (PASI 16). Dopo il fallimento terapeutico e la riacutizzazione delle lesioni con un inibitore di IL-17 (ixekizumab), la paziente è stata avviata a trattamento con deucravacitinib (6 mg/die). Già alla 9ª settimana si è osservato un marcato miglioramento di entrambe le condizioni (PASI 0,2), fino a raggiungere alla 27ª settimana la completa remissione clinica sia della psoriasi (PASI 0) sia del DLE. L’esame RCM ha permesso di monitorare e confermare in vivo la completa risoluzione microscopica a livello dell’epidermide e della giunzione dermo-epidermica.
Questo contributo evidenzia l’efficacia dell’inibizione mirata di TYK2 come promettente strategia sistemica nei quadri complessi di autoimmunità cutanea sovrapposta. Contestualmente, lo studio sottolinea il valore dell’RCM come strumento non invasivo di imaging cellulare per il monitoraggio longitudinale della risposta ai nuovi farmaci a bersaglio molecolare, validando la guarigione clinico-microscopica delle lesioni.
